Invecchiare bene


La tecnologia e gli studi scientifici sulla longevità (collocabili anagraficamente intorno agli 85-90 anni) si sono incrementati a causa dell'allungamento dell'età media. Infatti, nel territorio italiano, attualmente, si contano più di 1600 centenari. Da un sondaggio risulta che la popolazione italiana è tra le più longeve del mondo e l'attesa di vita è destinata ad aumentare ulteriormente, sia in Italia, sia in Europa.

Lo studio del fenomeno "longevità" assume un'importanza specifica per tentare di individuare quei fattori che ritardano e consentono un buon invecchiamento.

Diversi studiosi come Lehr, Boon Beard, Stolar definiscono la persona longeva come un individuo dotato di una forte autostima, di ottimismo verso la vita e di una serena elaborazione del passato, presente e futuro. Il riassunto di questi fattori è stato denominato "life satisfaction" (soddisfazione per la vita), l'equilibrio creatosi si è rivelato un ottimo deterrente contro l'azione deteriorante del tempo. Si è notato che la life satisfaction scaturisce dalla percezione positiva del proprio stato di salute, lievitando con l'aumentare del benessere fisico percepito dall'individuo (auto esaltazione rispetto allo stato di salute effettivo), ed ha ripercussioni, a livello emotivo, sull'atteggiamento verso il mondo e la realtà.

A differenza dei giovani, le persone anziane sono più "centrati su se stessi".

Dai risultati emersi da questi studi riscontriamo che essi sono: poco dogmatici, presentando un credo religioso possibilista che si trasforma in filosofia di vita, fonte di ottimismo, dotati di rispetto per gli altri e capacità di godere di ciò che si possiede. Le varianti caratteriali individuali delle persone longeve escludono la modalità standardizzata d'invecchiamento comune a tutti questi soggetti. Fondamentale è il ruolo giocato dal contesto familiare, perchè una condizione ricorrente del longevo è la solitudine, in quanto sopravvive al coniuge, ai coetanei, agli amici e persino a figli e nipoti. Questo elemento è degno di considerazione, perchè persone con pochi parenti disponibili a prestare sostegno materiale ed emotivo hanno un tasso di mortalità da due a quattro volte maggiore di quello di individui della stessa età, che vivono relazioni familiari gratificanti. Tanti anziani reagiscono ed aiutano le neo-famiglie educando i nipoti, che prendono coscienza del loro essere nonni, che frequentano i circoli culturali, che vanno all'università della terza età, che s’iscrivono ai corsi di laurea, che frequentano palestre, piscine o altri centri per la cura fisica, che s’impegnano in politica o nei circoli sociali o ricreativi, che arricchiscono la loro vita con una sessualità molto attiva e sono alla ricerca di nuovi amori.

E' evidente l'importanza che assumono, con l'avanzare dell'età e con la morte dei coetanei, i rapporti intergenerazionali. I figli e nipoti risulterebbero essere, dai riscontri delle statistiche, il riferimento cardine nella vita relazionale degli ultralongevi. L'essere nonni è, inoltre, fondamentale perché nell'età anziana certi affetti vengono rivisti, ma si possono rafforzare e migliorare. Fare il nonno è un compito non facile così come non lo era essere genitore, ed è quasi una professione che va appresa quotidianamente ed è piena di soddisfazioni e di fascino. In questa attività, l’anziano ha la sensazione di vivere oltre il tempo identificandosi nel nipote, e soddisfa il desiderio di confrontarsi e arricchirsi nello scambio d’idee ed opinioni con figli e nipoti.


Al di là di un valido supporto familiare riveste grande importanza il contesto sociale, nello specifico le amicizie extrafamiliari. Le interazioni con amici intimi ed eventualmente il gruppo dei pari creano profonde relazioni di fiducia ed integrazione sociale che possono ritardare la mortalità in generale e quella cardiovascolare in particolare.

Il benessere economico ha importanza come fattore soggettivo, oltre che come realtà obiettiva.

Non ultimo è rilevante l'incidenza del lavoro. Si è riscontrato un diretto rapporto tra la longevità e la capacità di sostituire il lavoro con altre forme di attività e interessi, continuando ad allenare la mente.

Anche il Governo ha attuato - e sta ulteriormente perfezionando - un programma di ri-socializzazione degli anziani attribuendo ad essi degli incarichi dove, oltre a rendere un servizio utile alla collettività, vivono una sensazione d'"utilità" sociale avendo, in parte, acquisito una "nuova autonomia" e "importanza".

Mariagabriella CORBI


Dottoressa in Scienze dell'educazione - Consulente dell'educazione familiare - Mediatrice Familiare